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Bamboo train e le bat caverne

Anche oggi ci siamo fatti accompagnare dal nostro amico Burni (chissà come si scrive) con il tuk-tuk alla scoperta di altre zone nei dintorni di Battambang. Prima destinazione: il bamboo train!

Il bamboo train

Sulla vecchia e sgangherata linea di binari, dove i treni ormai non esistono più, gli abitanti della zona hanno inventato un treno a basso costo che permetteva loro di poter usufruire dei binari stessi. Il bamboo train è formato da due coppie di ruote  sormontate da una piattaforma costruita con canne di bambù; completano il tutto un motore e una cinghia che lo collega all’asse. Oggi la gente lo utilizza poco, solamente la mattina presto per trasporare i cibi al mercato, e purtroppo è rimasto solo a utilizzo dei turisti.

Imprevisto sui binari

Comunque l’esperienza è particolare, perchè essendo una linea di binari unica, ogni volta che un bamboo train ne incontra un altro che corre in direzione opposta uno dei due deve essere smontato per far passare l’altro. E noi l’abbiamo fatto 4 volte! Il tragitto dura circa mezz’ora, e si passa attraverso il classico panorama verde della Cambogia. Si arriva a un villaggio piuttosto povero, dove cercano di sostenersi grazie appunto ai turisti (vendono cibo, acqua e souvenir). Una bambina di 8 anni ci accompagna a vedere una vecchia fabbrica per la lavorazione del riso e con un buon inglese ci descrive le differenti tipologie di riso: dal più pregiato a quello usato per l’alimentazione degli animali.

La nostra piccola guida

Nel pomeriggio andiamo a Phnom Sampeau, tempio in cima a una montagna (bhè, diciamo montagna perchè così la chiamano loro, in realtà misurerà meno di 200 m), luogo tristemente famoso per i centinaia di cambogiani uccisi qui da Pol Pot. Dopo una scarpinata tremenda con una caldo mondiale (le alternative erano o con una moto oppure a piedi, ma “we’re trained, we like trekking”, ma eravamo morti), accompagnati da un ragazzo di 22 anni che ci fa da guida (lui in infradito, jeans e camicia sembrava fresco come una rosa) visitiamo dapprima le killing caves. Delle grotte naturali con un’apertura nella parte superiore: esattamente da qui i Khmer rossi gettavano i corpi delle persone per ucciderle -se non lo erano già. Le ossa e i teschi sono racchiusi in una teca di fianco a un Buddha reclinato rifatto dopo quegli anni. Pensare a cosa sia accaduto lì 40 anni fa mette davvero i brividi, non sembra vero che una cosa così feroce possa essere stata portata a termine da uomini!

In cima ci aspettano decine di scimmie che gironzolano intorno ai templi, a dire il vero non molto amichevoli (ci dicono che spesso mordono o rubano, noi siamo stati fortunati allora!).

Non mi guardare così!

Al tempio

Da qui si ha una bella vista sull’area circostante, anche se più che case e verde non c’è un granchè da vedere (lo so, noi siamo abituati troppo bene con il nostro lago e le montagne). A conclusione della giornata, poi, una cosa straordinaria. In un’altra caverna all’imbocco della salita per la montagna vivono 7 milioni di pipistrelli. Esatto, 7 milioni di pipistrelli. Intorno alle 17.30, quando cala il sole, prendono il volo per cercare il cibo. Immaginatevi 7 milioni di volatili che escono in stormo e prendono il volo. Pazzesco! Noi siamo stati lì un quarto d’ora e ancora stavano uscendo dalla grotta. Burny ci ha detto che impiegano un’ora per uscire tutti e tornano prima che sorga il sole, la mattina presto.

Dalla bat caverna

La sera ci salutiamo con Burny, gentilissima guida e autista del nostro tuk-tuk. Un sorriso vero e due occhi così gentili e sinceri da sembrare quelli di un bambino. I templi di Bangkok sono lontani anni luce. Ti auguriamo tutta la fortuna di questo mondo caro amico!


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